Ieri l'evento promosso da Comune di Miano e Camera di Commercio era stato resentato come public hearing, un modo per innescare l'ascolto su un tema strategico per la città.
A una pubblicizzazione dell'evento assolutamente insoddisfacente per le ambizioni del tema, si è aggiunta una scelta organizzativa incomprensibile.
La parte iniziale dell'hearing è stata occupata da una sequela di interventi in cui gli stessi organizzatori sono intervenuti a vario titolo più volte; l'ascolto quindi l'ha prestato al platea, che ha potuto dire la sua solo nel pomeriggio. Per giunta, il sindaco Pisapia, ha fatto solo una rapida comparsa, perché impegnato in un evento Expo.
Dopo una sequela di interventi molto focalizzati sull'aspetto smart (inteso quasi esclusivamente in senso tecnologico), è dovuto intervenire l'immarcescibile presidente Bassetti, per porre il tema centrale della questione: quale vocazione deve avere Milano. A questa domanda possono contribuire in modo fattivo i cittadini, il cui ruolo nella individuazione del futuro "intelligente" della città. A loro va prestata molta attenzione, perché nel bene e nel male sono decisivi, con i loro comportamenti. Aver relegato l'ascolto al pomeriggio, in assenza dei maggiori interlocutori, è stato un pessimo segnale, e un'occasione perduta.
A margine, una notazione: una città intelligente, e una amministrazione intelligente, si distinguono per l'attenzione ai suoi figli svantaggiati. L'incidente verso l'assessore Melazzini, costretto a parlare dalla platea perché impossibilitato a raggiungere il palco con la sua sedia a rotelle, va in senso diametralmente opposto
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