Le questioni serie non sono pane né per la politica né per l'informazione nostrana. Il gran fescennino sollevato dalle dichiarazioni del primo ministro a proposito della monotonia del posto fisso trasmettono l'ennesima superficialità italica del dibattito pubblico.
Monti ha sottolineato un dato molto serio: in questo Paese c'è una frattura verticale nella tutela del lavoro; da una parte i "garantiti", dall'altra i precari. I primi prevalentemente over 35, i secondi prevalentemente giovani. I numeri sono noti. La responsabilità di questa situazione sta nell'arretratezza della regolamentazione del mercato del lavoro, costruito in una fase storica in cui il posto fisso e la stabilità dell'occupazione erano la norma.
Peccato che negli ultimi 20 anni, e con una accelerazione massima negli ultimi 7-8, questa situazione non esista più. Un sistema economico relativamente stabile è entrato in crisi, interi settori produttivi sono stati minacciati (tessile, acciaio, chimica, cantieristica) e la stessa loro sopravvivenza compromessa.
In questa situazione, la risposta italiana è stata la cassa integrazione (cioé la difesa dei posti di lavoro con denaro pubblico), e in molti casi la sopensione artificiale dell'esistenza delle aziende decotte, tenute in vita al di fuori di valutazioni industriali. La concertazione italiana ha prodotto questo, e in contemporanea l'apertura di un mercato del lavoro irregolare, ultraprecario, ignorato dal sindacato.
Nel determinare questo stato di cose sono stati tutti collusi: industriali, partiti, amministrazioni locali, sindacato. Le crisi cui ho accennato erano ampiamente prevedibili e previste, non intervenire è stata una scelta di conservazione, ripeto, ampiamente condivisa.
Nel frattempo la realtà è mutata, migliaia di aziende (quelle meno tutelate) sono fallite, sparite, non solo in Italia, anche in Europa. Ma altrove l'attenzione si è spostata dalla difesa del posto di lavoro alla difesa del lavoro, delle condizioni di occupabilità, con una serie di misure a tutela dei lavoratori che lo perdevano. I quattrini sono andati in formazione, riqualificazione, finanziamenti a settori emergenti dell'economia, alla creazione di lavoro.
Sentire oggi le critiche a Marchionne sui finanziamenti ottenuti dalla Fiat per le sue periodiche crisi fa ridere: come se quei finanziamenti non fossero voluti anche dalla politica, dal sindacato, dalle amministrazioni locali, perché servivano a mantenere il consenso. A spese del bilancio dello Stato. E' stato anche questo un modo di attuare manovre redistributive, ma a scapito dei più poveri, che pagavano più che proporzionalmente.
Anche in questo, non solo in questo, sta la perdita di competitività del Paese che oggi ci inchioda.
E' vero - hanno ragione CGIL, CISL e UIL -, che il problema del mercato del lavoro non è l'articolo 18. E' tutto il sistema di regolazione del mercato del lavoro che non funziona, compresa l'inconsitenza delle varie agenzie regionali del lavoro. Ma l'articolo 18 è una parte del problema, perché ripropone la sacralità del posto di lavoro (di quei posti di lavoro), a dispetto delle condizioni di competitività e sussistenza dell'impresa, a scapito della marea di chi quella sicurezza non l'ha mai neanche avvicinata.
Dietro l'immagine della monotonia del posto fisso evocata da Mario Monti c'é la considerazione di questa realtà, che non si esorcizza con l'indignazione bacchettona di chi l'ha creata.



Zuckemberg su facebook
Tra la confusione e il rumore attorno alla sua entrata in Borsa, con titoli che moltiplicano i dollari come fossero pani e pesci a Tiberiade 800 Mdi, no 1000 Mdi, no.... Zuckemberg scrive una lettera agli azionisti e ritorna alle origini.
Facebook was not originally created to be a company. It was built to accomplish a social mission — to make the world more open and connected.(...)
Even if our mission sounds big, it starts small — with the relationship between two people.
Personal relationships are the fundamental unit of our society. Relationships are how we discover new ideas, understand our world and ultimately derive long-term happiness.
Il pubblico finanziario se lo è assicurato, ma la lettera è indirizzata ai veri stakeholder, gli 800 Mni che usano la sua piattaforma.
Scritto il 03/02/2012 alle 11:38 nella Commenti, Social media | Permalink | Commenti (0) | TrackBack (0)
Tag Technorati: borsa, facebook, origini, social media
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