Pecccato essersi persi l'incontro di ieri sera alla SIAM. Peccato perchè il tema è interessante, peccato per il parterre dei relatori e dei partecipanti, peccato perché è stata un'occasione di incrocio tra due culture, quella dell'organizzazione strutturata, del business, del fatturato e quella del web2.0, dell'economia del dono e della felicità. Per scoprire, grazie a Emanuele Scotti e Rosario Sica, galeotto il loro libro Community Management edito da Apogeo che le posizioni non sono poi così distanti: tra la community dei venditori di B-Ticino, raccontata da Franco Villani, e l'economia dei nuovi media (e della felicità) prefigurata da Luca De Biase, c'è in comune l'entusiamo per il lavoro che si fa, per la condivisione della conoscenza e il piacere della partecipazione.
Emanuele Quintarelli ha spiegato le potenzialità dell'Enterprise 2.0 (il mio consiglio è di aggiornare le sue presentazioni, molto interesssanti, ma ancora molto 1.0). Vergeat di ISVOR Fiat ha raccontato il nuovo modello di formazione basato su qualità delle persone, qualità della leaddership e adeguatezza degli strumenti gestionali. Poi un dibattito ricco che ha messo in luce come la divaricazione tra organizzazione informale e formale sia in molti casi un falso (controverso?) problema: senza un'organizzaizone formale forte, quella informaale non viene valorizzata. All'esigenza posta da Luca di quantificare l'economia del dono o valorizzare la soddifazione e felicità delle persone nelle organizzzazioni, qualcuno (Vergeat) ha contrapposto l'esigenza di risultati. Luca ha posto un problema più radicale: le aziende devono ripensarsi, mettersi in discussione, pena l'emarginazione da un tessuto sociale che non è solo mercato in senso classico. Due interventi illumianti: uno di ST Microelectonics che ha individuato nelle aziende che stanno su business che richiedono velocità, e quindi adattamento al cambiamento, quelle più aperte a nuove forme di collaborazione (e di contaminazione). L'altro di un pubblicitario che ha raccontato dell'iniziativa del Ministero dell'Interno che ha affidato a una piccola agenzia The Blog TV, una campagna basata su spot generati dagli utenti: costo 30 Mni, 60 spot in due giorni. Questo per dire che con nuove forme organizzative, con idee coraggiose, si può produrre valore. Quello che mi veniva da pensare è che il nuovo non può prescindere da mercato aperto (quindi velocità del business) e tecniche manageriali che gestiscono aziende e persone per obiettivi (certo, il profitto), ma valorizzzando le persone, pensando alla gerarchia come leadership e coaching. Tutto ciò è più facile in aziende non enormi, prevalentemente di servizi, dove la conoscenza è un fatto caratterizzante. E, come ha spiegato Giuseppe Scaratti, citando Venger, le comunità professionali, le comunità di pratica, inserite in processsi di partecipazione legittimata, producono apprendimento e valore. Sono management e organizzazione che fanno la differenza, poi c'è la tecnologia abilitante (e qualcuno ha ricordato come, al di là della facilità d'uso, sulla complessità del backoffice stiamo perdendo treni). Affascinante, occorre pensarci su
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