Un'agenda complicata
La soluzione della crisi di governo risulta difficile. Scalfari su Repubblica prospetta una soluzione drastica: il presidente Napolitano nomini il presidente del consiglio, che si presenta alle Camere con la sua compagine e verifica se ha una maggioranza. Costituzionale, ma difficile che passi in questo clima. Tremonti è per le elezioni, e semmai per una coalizione che faccia perno su FI-PD, anch'essa illusoria (imho) per gli stessi motivi. Quindi elezioni e si vedrà, sperando che il Veltroni abbia la forza di presentarsi da solo.
Ricolfi ieri sulla Stampa denunzia il ritrado culturale della sinistra, la sua transizione da un tardo comunismo a qualcosa che oggi è difficilmente definibile, vista la compresenza la suo interno (e soprattutto nnella sua base) di concezioni opposte (statalismo, liberialismo, operaismo,...).
Questo ci riporta alle discussioni in rete, e al dibattito sollevato da De Biase sulla possibilità di influire sull'agenda del governo. Luca cerca forme di discussione e aggregazione intorno ai temi reali del Paese, e mi pare di intuire, punta sull'orizzontalità della rete per mescolare anche culture per ora diverse, cercando di interloquire con i media mainstream. Compito arduo, che Granieri intravede come la chiave di volta, anche se non sa ancora il come.
E' una ricerca importante, che secondo me non può prescindere dall'aggregazione delle persone attorno ad alcuni valori imprescindibili (laicità dello stato, accoglienza sulla base di principi di legalità, etc) su cui fondare un'identità comune del Paese, a prescindere dagli schieramenti. Poi un accordo sui meccanismi decisionali, che sono all'origine dello spappolamento dell'attività di governo. E' una strada lunga e accidentata, da cui non si può prescindere, se si vuole davvero incidere sulla realtà. Ma meno male che si comincia a discutere
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