Giornalismo e rete
Bellissima discussione a STATEoftheNET su giornalismo e rete. Ha introdotto Gaspar Torriero, che è un talebano, ma un talebano lucidissimo, che ha evidenziato tutte le contraddizioni e i limiti dei media mainstream. Per un utente evoluto i quotidiani (di carta e online) rischiano di essere contenitori di notizie già note, veicoli di pubblicità non richiesta, spesso superficiali quandfo non fallaci. Gaspar, con la sua critica impietosa, paradossalmente è la speranza per un futuro del giornalismo professionale: nel senso che se sapranno tenere conto di questa critica radicale, potrebbero avere un futuro. Posto che, imho, nessuno sa cosa succederà. Nella discussione successiva condotta da Marco Formento, Tedeschini Lalli e Luca De Biase hanno cercato di trovare i modi con cui il giornalismo professionale può reagire alla critica. Tedeschini ha sottolineato al necessità di ripensare i modelli di business e i prodotti, ad esempio tenendo conto della crossmedialità, ma nche della multimedialità. De Biase ha rifiutato la contrapposizione professionisti/blogger (vecchia) ricordando che anche i giornali sono fatti di persone e proponendo invece l'alleanza fra i giornalisti e cittadini attivi (protagonisti dell'informazione di mutuo soccorso) contro ogni manipolazione. Formento, a sua volta, ha sottolineato la necessità della responsabilità dell'editore, in quanto soggetto economico, ma anche del lettore, che ha modo di far pesare le sue scelte.
La partita è aperta, quello che è indubitabile, a mio modo di vedere, è che il futuro dei media tradizionali starà nella capacità di ascolto e osservazione del pubblico attivo, che è una sparuta avanguardia del futuro.
Aggiornamento: Torriero riassume molto meglio di me il suo intervento
Aggiornamento II: Anche Tedeschni Lalli lo fa
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