Ieri, De Michelis, Piol e Fuggetta hanno presentato un sogno: realizzare una nuova metafora del desktop, utilizzando tecnologie open source, riavviando un processo di innovazione in un settore, quello delle workstation, dei sistemi operativi e dei tool di produttività "fermo da 20 anni".
Devo a Giorgio De Michelis l'avvio alla comprensione del mondo dell'informatica. Nel 1982, con Fiorella De Cindio e Carla Simone, spiegava a Beppe Caravita, Beppe Croce e al sottoscritto, i misteri della coprogettazione di matrice olivettiana, delle tecnologie della cooperazione, del rapporto tra programmazione e atti linguistici. Insieme abbiamo lavorato all'avventura di lito, lettera sull'innovazione tecnologica e organizzativa, una newsletter che per tutti gli anni '80 cercava di rendere comprensibile il rapporto tra strategie aziendali e utilizzo delle tecnologie. Di quegli anni mi porto dietro un metodo, focalizzato sul modello d'uso delle tecnologie, sull'attenzione al rapporto stretto tra la loro implementazione e il necessario mutamento organizzativo.
Per questo, per esperienza diretta, sono portato a credere che se si può fare, cioè dopo 50 anni riportare l'Italia ai vertici dell'innovazione informatica, Giorgio e la compagine che ha raccolto attorno a sè, hanno buona possibilità di farcela.
L'idea alla base di ITSME, è di andare oltre la metafora della scrivania usata sinora, focalizzandosi sui processi, ogni processo è una STORIA, e contestualizzando in ciacuna storia partecipanti, oggetti prodotti, siano essi documenti, mail, browsing, applicazioni. La workstation utilizzerà Linux come sistema operativo, o meglio una sua evoluzione (la community open source è chiamata a contribuire, soprattutto sulla definizione di un file system descrivibile e strutturabile).
Tempi previsti, tra anni dal prossimo 1° aprile, e sarebbe un bello scherzo se funzionasse. Ci scommette Elserino Piol, ci scommetono altri venti soggetti. Piol ha detto: l'iniziativa ha tre connotazioni, vision innovativa, un gruppo di talenti e molto coraggio; comunque vada, è già un valore aggiunto avere radunato attorno a un'idea innovativa un gruppo di competenze rare, tutte italiane.
Alfonso Fuggetta, che insieme a Alberto Polillo e Marco Sozzani compone il comitato tecnico scientifico di quella che sarà la futura società, ha proposto alcune parole chiave che definiscono l'iniziativa: è un sogno, ma nato da anni di duro lavoro, propone una rivoluzione ma è una rivoluzione ragionata, solida, con alla base competenze consolidate. Infine è un movimento, che si appella al lavoro di community, quella accademica, quella industriale o volontaria dell'open source, chiamate a contribuire al lavoro, ma nasce insieme all'idea di impresa.
Che dire, in bocca al lupo, fateci sognare

