L'Irlanda ha votato contro il trattato di Lisbona. Si apre una crisi nella UE. E' la seconda volta che un tentativo di procedere verso l'integrazione politica dei Paesi UE viene bloccato. Francia e Danimarca avevano bocciato la costituzione, oggi gli irlandesi, l'1% della popolazione dei 27, boccia anche il trattato "semplificato" di Lisbona.
Gli irlandesi sono l'unico Paese che per legge deve approvare per referendum il trattato. E' paradossale che uno dei Paesi, se non il Paese, che più ha goduto dell'integrazione economica europea, sia quello che affossa il passo in avanti.
Probabilmente hanno pesato insoddisfazioni sugli aumenti delle materie prime, la politica della banca centrale, ma soprattutto un'architettura istituzionale in cui pesano governi e Commissione e poco il Parlmento.
Il Consiglio si traduce in un luogo in cui gli interessi nazionali prevalgono su una visione continentale, e gli egoismi frenano una integrazione di fatto. L'Europa è così un gigante economico e un nano poltico. Con l'egemonia americana questo era deprecabile, ma aveva una suia funzionalità. Oggi, con l'affacciarsi di potenze come Cina, India e Brasile, è molto pericoloso.
Dal modo in cui le istituzioni sapranno, se lo potranno, riformarsi, dipende il futuro di molti popoli, con buona pace di Calderoli
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