Università: qualche problema c'é
Penso che Alfonso Fuggetta sia una persona di un'onestà intellettuale rara, oltre che di competenza scientifica fuori discussione. Spesso si lamenta (a ragione) di come vengono trattate ricerca e trasmissione del sapere in questo Paese, dell'incapacità dei governi di valorizzare le eccellenze e intervenire sulle mediocrità.
Mi ha colpito perciò questo suo post, perchè vale più di qualsiasi discorso, a sottolineare che c'è da aver paura per la situazione dei nostri atenei, e che c'é ancora molta speranza:
È questa la visione del professore?
Qualche giorno fa mi sono sentito piuttosto a disagio. Prima della lezione si avvicina uno studente (primo anno, appena arrivato al Poli) e mi dice che non ha potuto essere presente alle prime lezioni. Era un po’ nei guai perché faceva fatica a seguire quello che spiegavo visto che gli mancavano alcuni elementi di base.
Gli ho detto di venire da me in ufficio così ne parlavamo e cercavo di chiarirgli i dubbi. Mi ha guardato come se fossi un marziano: “Ma veramente ha tempo di parlarmi? Posso veramente venire da lei? Non la disturbo?”
E io a dirgli “ma come disturbo? È un mio dovere: se non hai capito o hai problemi perché dovrebbe essere un disturbo?”
Poi ci ho ripensato. Io penso di essere molto esigente, un po’ incazzoso e anche rigido. Ma se uno studente mi dice che non ha capito, penso sia mio dovere “fare qualcosa”. E lui pensava di disturbarmi.
Ma come è possibile che in uno studente possa venire un simile dubbio? Ma che idea diamo noi professori ai nostri allievi? Credo sia una delle più grandi responsabilità di cui come classe docente dobbiamo rispondere.
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