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27/11/2008

Il valore del capitale umano, e la sua misura

Enzo Rullani su Firstdraft segnala una ricerca (programma in Pdf) sulla misurazione del capitale umano fatta dalla Confindustria Veneto. Rullani sostiene che il modello emergente di economia degli ultimi anni, grazie anche alle tecnologia web 2.0 e ICT, tende a valorizzare l'intelligenza degli uomini.
Alla fine, la complessità – che cresce – rimette l’uomo al centro dei processi produttivi, perché solo l’uomo è in grado di essere abbastanza flessibile e creativo da adattarsi a vivere e produrre in un ambiente complesso, vale a dire vario, variabile e indeterminato. Le altre forme di investimento di capitale (nelle macchine, nei software e nelle procedure formali) non rispondono a questa esigenza.
Dentro la nuova attenzione all'economia reale, dopo i "tradimenti" della finanza, torna giustamente l'attenzione alle persone. E di nuovo, attraverso questo, ai processi di valorizzazione e gestione della conoscenza che hanno di nuovo le tecnologie come fattori abilitanti.

Oggi, su nòva ora, sono uscite due paginate su FaceBook, grazie all'esplosione che ha avuto in Italia. Riporto qui sotto un "pezzetto" che ho scritto sull'utilinno che ne fa Serena Software. C'entra, nel ragionamento, c'entra.

Facce d’azienda

Facebook può anche essere utilizzata per il business, non è solo il luogo degli scambi sociali di messaggi, foto, segnalazioni. E non si tratta solo del mercatino tipo eBay.
Serena Software, azienda Usa che produce soluzioni enterprise, ha deciso di usare la piattaforma come Intranet. Le motivazioni che dà René Bonavie, Vice President dell’azienda, sembrano estratte da un manuale di management innovativo, in pieno spirito web 2.0
Nata 27 anni fa, Serena è cresciuta per acquisizioni successive, presente in 14 Paesi con oltre 1000 addetti, 35 % dei quali lavorano da casa. Quindi, l’esigenza di tenere in contatto le persone, dare loro un senso di comunità era forte: “persone che lavoravano assieme da anni ma stavano in continenti diversi, che si sentivano per telefono o via mail, non si erano mai incontrate”, dice Bonavie. “In più, abbiamo deciso di entrare nel business del mashup e del cloud computing, delle applicazioni 2.0. E’ importante che i nostri colleghi conoscano e usino le tecnologie che vendiamo”.
Poiché la vecchia Intranet non soddisfaceva questi requisiti, il management ha optato per Facebook: “il CEO e un altro paio di dirigenti già usavano la piattaforma e altre applicazioni 2.0. Abbiamo fatto un’analisi delle informazioni e abbiamo verificato che il 97% riguardavano o interessavano i nostri clienti, e il rimanente poteva restare la di qua del firewall aziendale. In compenso, i clienti avrebbero avuto l’accesso a informazioni utili, scritte in maniera comprensibile, e sempre a loro disposizione; noi evitavamo di dovergliele inviare via mail, un’applicazione sempre più invasiva e poco sopportabile”.
I dipendenti sono stati perciò invitati ad aprire una pagina su Facebook, e per incoraggiarli nel Facebook Fridays hanno potuto dedicare un’ora ad aggiornare il profilo. Poiché le persone per prima cosa caricavano le foto, a tutti è stato chiesto per il FB Friday di vestirsi in un modo che rivelasse qualcosa della loro personalità: così l’AD si è  vestito da golfista, e un altro dirigente si è presentato con la tuta da motociclista. “Molti sono venuti con la machina fotografica. Nel giro di 24 ore più della metà dei dipendenti aveva il profilo e la foto su Facebook; la cosa è stata particolarmente gradita dai dipendenti in telelavoro” sottolinea il manager. “In questo modo io per primo ho avuto informazioni di contesto sui miei interlocutori, e l’interazione è più sciolta. Se vale tra colleghi, conta ancor di più con partner e clienti”.
Il 25% è iperattivo, come Bonavie usa FB come default del browser, il 50% è passivo (visita la piattaforma 2-3 volte a settimana), il resto si limita ad aggiornare il profilo. Nessuno è obbligato a farlo, non ci sono regole definite, non c’è policy aziendale. “L’unica raccomandazione è be smart, fai quello che ritieni giusto” dice Bonavie, “e lo stesso vale per la sicurezza. Per quella abbiamo usato i nostri figli, per avere da loro consigli sulla netiquette e suggerimenti su come settare la security”. Per gli stessi motivi, i dipendenti vengono incoraggiati a utilizzare altre applicazioni, oltre a FB: “suggeriamo di provare Linkedin (il 60% dei dipendenti ha un account), YouTube, Xing e altre piattaforme”.
Per dare un’ulteriore spinta all’utilizzo della piattaforma i manager di Serena hanno organizzato un’iniziativa comune una volta a trimestre: hanno creato un programma aziendale di Responsabilità Sociale (Serena Gives Back), e utilizzano Facebook come strumento di coordinamento e di comunicazione.
Ma l’utilizzo più interessante è quello di gestire la relazione con i clienti e con gli interlocutori di vario tipo. “Io uso la mia pagina e il suo aggiornamento come strumento di lavoro e di relazione. Lì sopra ci metto le survey e i comunicati aziendali, e giornalisti e clienti la usano per tenersi aggiornati. Sempre sulla piattaforma gestisco il recruitement, e trovo più facilmente i profili che ci interessano, che conoscono e usano le applicazioni social”.
La convinzione di fondo di Bonavie è che ormai vita professionale e privata tendono sempre più spesso a intrecciarsi; l’utilizzo di cellulari, Blackberry, siti di social networking abbattono le barriere. “Aumenta la trasparenza, soprattutto la generazione Y non si preoccupano più che tanto della privacy” osserva il manager, “la completa trasparenza rende obsoleta la tradizionale cultura gerarchica aziendale. Quello che più interessa è la possibilità di interagire; molte aziende dimenticano che divertirsi è un’esigenza naturale degli esseri umani. Riuscire a utilizzare una piattaforma che spinge la gente a interagire anche divertendosi, facendo il proprio lavoro, è una strategia vincente”.



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