Alla fine degli anni '90 (credo fosse il '98) Kevin Kelly scrisse su Wired un articolo sul valore della rete, che poi diventerà un libro: New rules for the New Economy, in cui prefigurava il fatto che in futuro qualsiasi oggetto avrebbe potuto avere un indirizzo IP. Bene, con l'IPv6, cioè la più recente versione del protocollo che regola le comunicazioni in rete, ciò sarà possibile; infatti gli indirizzi a disposizione passeranno da 4,3 Mni residui del IPv4, l'attuale, a 280.000.000.000.000.000 ( ma come si legge, miliardi di miliardi?).
Non sarà però facile, per un paio di ragioni: la possibilità di assegnare un IP a ogni oggetto mette in difficoltà gli ISP, dovrebbero chiedere la liberatoria al trattamento dei dati personali per ciascun indirizzo, e questo comprometterebbe i loro modelli di business; dovebbero poi adeguare l'infratsruttura - i router - e quindi spendere. Per questo pare rallentino l'adozione.
Ma le ragioni della rete saranno alla lunga più forti delle resistenze, oltretutto la v6 aprirebbe la strada a nuove applicazioni, ad esempio il telecontrollo a distanza di reti di oggetti, quindi risparmio energetico, sicurezza, ecc. (Via Key4Biz)

