Il cloud computing, quell'insieme di applicaziooni online che grandi
aziende mettono gratuitamente (per la gran parte) a dispozione degli
utenti sono la novità di Internet. Nate nell'ambito del web 2.0 si sono
affermate perché liberano l'utente da una serie di pesi: il costo della
licenza; l'occupazione dello spazio disco; la manutenzione del software
e l'aggiornamento delle versioni. Tutto è stato automatizzato e gestito
dai produttori.
Ma la comodità si paga: in termini di attenzione, di dipendenza, di
minor privacy. Sul New York Times
Jonathan Zittrain (segnalato da
Vision Post) ha scritto un articolo denunciando i pericoli che corriamo:
- Minor controllo dei dati - il caso recente di Amazon che ha
cancellato (rifondendo il costo) alcuni eBook distribuiti su Kindle
senza sentire gli utenti preventivamente. Quindi ho pagato, ma non sono
certo che la prestazione venga garantita
- Privacy: il furto di identità è più facile se i dati cono concentrati in grandi data center
- Innovazione: la tesi di Zittrain è che lo sviluppo di applicazioni specifiche per alcuni servizi online bloccherebbe l'innovazione, come nel caso di Facebook o di Apple (applicazioni per l'iPhone)
Quella denunciata da Zittrain è una contraddizione latente dall'inizio
dello sviluppo dell'informatica. Se voglio offrire servizi
personalizzati devo conoscere le esigenze dei miei utenti, altrimenti
niente personalizzazione. In più, nel servizio gratuito è implicito uno
scambio gratuità-dati personali. Semmai il problema è il tempo e l'uso
che dei dati fa il gestore del servizio.
Quanto poi a Facebook e Apple, la critica mi pare fuori luogo: Facebook
fa sviluppare applicazioni ad hoc per il suo ambiente, ma è normale che
sia controllato. Apple fa una rigida selezione di sviluppatori e
applicazioni, è vero, ma il motivo è che vuole mantenere omogenea,
distinguibile, corente la user experience dei suoi device.
Pretendere la gratuità e nessun pegno da pagare, questo sì che è utopistico e, alla lunga, può bloccare l'innovazione.
Un occhio di riguardo
Quintarelli segnala un'interrogazione della Lega Nord sui disservizi di Telecom (e chiede di aiutarlo a trovarla). Peronalmente mi colpisce un dettaglio nel comunicato che riporta (non c'é il link):
Il Governo intervenga sui vertici della Telecom per risolvere i disservizi registrati nel Nord Italia da cittadini e imprese. Lo chiede la Lega nord, che sul tema ha presentato un'interrogazione, firmata anche dal piacentino Massimo Polledri, discussa ieri alla Camera. Il ministro per i rapporti con il parlamento, Elio Vito, ha garantito che l'esecutivo tiene monitorato il servizio e ha predisposto un piano con l'obiettivo di "assicurare la banda larga al 96% dei cittadini entro il 2012".
La citazione di Polledri, il piacentino, prima mi ha fatto pensare che l'autore non ritenesse Piacenza parte del Nord, poi più meditatamente, mi sono detto che il redattore dev'essere un suo sodale.
Scritto il 30/07/2009 alle 12:48 nella Commenti | Permalink | Commenti (0) | TrackBack (0)
Tag Technorati: disservizi, interrogazioni, Lega Nord, Piacenza, Polledri, Telecom Italia
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