Sta facendo rumore in rete la raccolta di articoli che la stampa ha dedicato al rapporto tra blogger e media tradizionali, a partire da una intervista a Obama. Luca Sofri riassume e chiarisce bene la sostanza del problema: oggi sulla Stampa si fanno dire a Obama cose che non ha mai detto contro i blog e i blogger, ma che stanno evidentemente nelle teste di molti giornalisti in stato d’assedio psicologico e in distratta rimozione di quali siano le più grandi fonti di notizie che non lo erano: le stesse per cui scrivono.
Spiace che un ottimo giornalista come Maurizio Molinari prenda di queste topiche. E i molti articoli di accompagnamento ci mettono del loro. Se però si legge con attenzione l'intervista all'unico esperto di web-news, Sree Sreenivasan, co-direttore della scuola di Giornalismo della Columbia University, lo scoop de la stampa si sgonfia di colpo.
Alla domanda: In America l’informazione Internet è malata?
Sree: «C’è una certa preoccupazione per come l’informazione è dominata dall’opinione e da un certo tipo di televisione, ma sono fiducioso per il fatto che esiste ancora un giornalismo oggettivo e trasparente. Questo deve rimanere il focus dell’informazione».
C’è quindi bisogno di un maggiore controllo o fact-checking?
«In alcuni casi il fact-checking è latente, in alcuni non c’è per niente. Ce ne vorrebbe di più, specie nei nuovi media come i blog, dove gli strumenti tradizionali non sono adeguati».
Secondo lei, la deriva dei blog ha coinciso con l’ascesa di Obama?
«No, il fenomeno risale a tempi più lontani, è iniziato con le radio per proseguire con Internet. Sono quindici anni che scrivo articoli e organizzo conferenze su questo argomento e per la giovane età del Web ci vorrà tempo».
Mi pare che ce ne sia per tutti, giornalismo televisivo, radiofonico, e anche dei quotidiani, che secondo Sree non dovrebbero essere finanziati dal governo. Opinioni del tutto condivisibili, anche quella che i blogger dovrebbero sviluppare un atteggiamneto più professionale (quando si occupano di news).
Peraltro, la Stampa fa un buon lavoro sull'online, e credo che Anna Masera, che non è presente nel complesso servizio sul blogging, avrebbe molto da dire sui toni del servizio dei colleghi
