Mentre ci si interroga sulla crisi dei quotidiani, dagli Usa arriva una grande lezioni di giornalismo. Coinvolge il Washington Post, Bob Woodward, il Pentagono, e l'etica invalsa nel giornalismo americano. Ne scrive Tedeschini Lalli.
In breve, il WP viene a conoscenza del report di McCristal sull'Afghanistan, sente il Penatgono e pubblica il report declassificato di informazioni sensibili. Un giornalista del WP commenta tutta la vicenda sullo steso giornale. Nota Tedeschini Lalli:
In questo caso scopriamo che:
- il cronista (Woodward) stabilisce con le proprie fonti le regole del gioco, se deve modificarle torna per farsi autorizzare: in questi campi la fiducia delle fonti è tutto
- il giornale, ottenuto un documento clamoroso, non si limita a verificarlo con le proprie fonti riservate, ma lo sottopone al diretto interessato (in questo caso il Pentagono, probabilmente lo stesso ministro Robert Gates cui il rapporto era indirizzato), pronto a raccoglierne i commenti.
- il Pentagono obietta, ma non avendo strumenti legali per impedire la pubblicazione invita il giornale alla prudenza
- il giornale, nella sua autonomia di giudizio valuta che alcune preoccupazioni hanno un fondamento e accetta di non pubblicare alcune parti.
- un cronista dello stesso giornale, sullo stesso giornale, rivela tutta la vicenda.
Un bell'esempio di deontologia professionale, di senso etico più generale. Un esempio distantissimo dal cliché dello "scoop" a tutti i costi, della sottomissione ai poteri forti, con l'attivazione di pesi e contrappesi persino all'interno dello stesso media.
Penso sconsolato alle vicende Rai, e non rintraccio neppure la pallida ombra di tutto ciò. Da parte di nessuna delle parti in causa.
