"Questo Paese, il tuo Paese, non è più un posto in cui sia possibile stare con orgoglio". Questa l'amara considerazione di Luigi Celli, rettore della Luiss, in una lettera indirizzata al figlio, neolaureato.
Immagino già le accuse di disfattismo e qualunquismo. Molti di noi, sono certo, condividono l'analisi e la preoccupazione di Celli; soprattutto se si hanno figli. E' la considerazione amara di un fallimento, figlio di ideologie logore e pigrizia intellettuale. Abbiamo un ceto politico - tutto - che è la nostra immagire speculare. Cambierà se anche noi avremo la forza di cambiare: il primo passo per cambiare è riconoscere la realtà. E non dare per persa la partita, affidando anche questa responsabilità sulle spalle dei nostri figli. Glielo dobbiamo

