Ieri al Cefriel, organizzata dalla coppia Alfonso-Gigi, lectio magistralis di Carlo Boccadoro, compositore e maestro d'orchestra. Per due ore, alcune decine di ingegneri informatici (quanto di più arido ci sia, nell'immaginario collettivo), inchiodati alla sedia ad ascoltare la storia della musica moderna. Acsoltando la narrazione di una lotta contro la consuetudine, di una pervicace reiterazione delle proprie idee contro lo stereoticpo e il cliché dominante. Sulla base del banale assunto che ogni grande artista è stato un innovatore incompreso, e che nella musica la pertinacia premia i migliori dopo 70-80 anni, Boccadoro ha descritto il comporre. L'arte del comporre come attività d'innovazione, di rottura di schemi, di ricerca caparbia di nuovi modi espressivi. Con il contrappunto di Gigi che riallacciava le riflessione alla relazione fornitore-cliente, o creatività-ricerca.
L'innovatore è colui che ha l'ansia di conoscere, sottolinea il maestro, mentre chi ama il cliché si consola nel ri-conoscere, nell'adagiarsi nei canoni consueti.
Due cose mi hanno colpito, e mi hanno fatto pensare alla Rete: l'affermazione di Boccadoro che il rapporto direttore-orchestra è mutato profondamente. Non più colui che ordina e dirige, ma colui che propone percorsi nuovi e convince e attrae in una relazione di collaborazione.
L'altra, la ricerca del compositore come focalizzata sull'ascolto e sull'attenzione, sull'inhdividuazione di nuovi linguaggi, al cui moltiplicazione e la rottura di tutti gli schemi, sono la caratteristica della contemporaneità. Non vi fa venire in mente niente?