Dopo un silenzio assordante, rotto solo da Luca e Stefano Micelli, il Corriere oggi esce con due paginoni sulla vicenda Glaxo: chiusura del centro ricerche di Verona (500 ricercatori), ma anche 2 in Inghilterra e poi a Zagabria e in Polonia. Il Corriere segnala che Glaxo ha appena ricevuto - ironia della sorte per soprammercato - 26 Mni € dall'Aifa e Di Vico scrive che Glaxo fa il 95% del suo fatturato italiano con il servizio sanitario nazionale.
La vicenda dovrebbe assumere importanza nazionale, perché è paradigmatica dello Stato dell'Unione. Ci sono infatti molti temi che si intersecano:
- primo tra tutti, come scrive Stefano, il processo di esternalizzazione della ricerca. E' generale nelle Big pharma, la ricerca in ambito farmaceutico (biotec) è condotta per gran parte in picoli spin-off. Sta succedendo anche da noi, semmai Glaxo era in ritardo.
- i differenziali di costo del lavoro. Dipendono da tanti fattori, alcuni legati alle garanzie sociali, ma non tutti. Molto dipende anche dal costo di sistema (infrastrutture, agevolazioni, burocrazia). Non si può essere in coda a molte classifiche internazionali sui vari aspetti, e non pagarne le conseguenze anche nelle eccellenze. In ogni caso, forse che il miracolo italiano negli anni '50 si basava su presupposti diversi?
- capacità di fare marketing territoriale del Paese. Se dismettessimo la boria che guarda la passato, e ci guardassimo intorno, scopriremmo che la rendita del Made in Italy viene erosa di continuo. Quanto pesa poi ospitare le tre organizzazioni criminali più aggressive in Europa? Aggiungiamo a questo l'atteggiamento di molte amministrazioni (specie al nord) ostili a tutto ciò che extra-territoriale (non solo Rom).
- La vicenda di Verona dimostra che anche essere scientificamente eccellenti non basta più, è il sistema che viene valutato dalle multinazionali per i propri insediamenti (e che pesa anche nei casi Termini Imerese e Alcoa. Il piagnisteo pubblico (politico e sindacale) non sposta di un centrimetro la questione; occorrerebbero politiche integrate, non interventi puntuali. Occorre fare sistema, ma ahimé da quanto tempo leggiamo e sentiamio che questo è il limite più grande in questo Paese?
Questo solo per citare alcuni fattori che vanno ben la di là dell'eccellenza dei ricercatori Glaxo.
Chiuso con una considerazione: il governo ha appena assegnato 26 Mni € a Glaxo (tramite Aifa) per la ricerca e, come si diceva, è il più grosso cliente di Glaxo in Italia. Non c'é proprio nulla da fare?

