In concomitanza con il festival internazionale del giornalismo di Perugia, il sole24ore pubblica uno stralcio dell'intervento di Luca sul futuro dei giornali:
Alla ricerca di interpretazioni, si affacciano due visioni alternative. La prima immagina l'informazione come un mercato: non è la benevolenza dei lettori che li porta a comprare i giornali, ma il loro interesse per ciò che offrono. La seconda vede l'informazione come un ecosistema: e qui, tra l'altro, è la benevolenza dei lettori e del pubblico attivo verso ciò che i giornali significano a sostenerli. Le due visioni convivono nella realtà. Ma il mercato si è trasformato. Perché è cambiata la sorgente del valore: la scarsità non è più nell'accesso allo spazio limitato dell'informazione, spiazzato dalla moltiplicazione delle alternative; la nuova scarsità è il tempo e l'attenzione del pubblico. Il baricentro si sposta dall'offerta alla domanda. E tocca all'offerta il compito di fare tutto il possibile per farsi adottare dal pubblico. Il che significa investire in ricerca, design e sperimentazione, trasformare il business in un processo innovativo, dimostrare che il servizio di generazione professionale di informazione può contribure alla valorizzazione dello spazio culturale comune alla comunità cui si rivolge. Un tempo si sarebbe chiamato opinione pubblica. Domani forse sarà l'intelligenza collettiva. Oggi è la costruzione di una prospettiva, contro il disorientamento.
Propendo per la seconda visione, come l'autore - come sa chi segue le sue riflessioni. Mi immagino l'ecosistema come un contenitore che muta forma a seguito dell'evoluzione dei costumi, delle tecnologie, degli equilibri internazionali. Un sistema antropomorfico, che cambia forma: tondo, quadrato, rettangolare. E l'informazione, come l'acqua, dall'ecosistema è influenzata, ad esso si adatta, aderendo alle sue fomre mutevoli. Ma mantenendo la caratteristica principale: rispondere alle attese dei lettori.

