Tedeschini Lalli avvia una bella riflessione su che cosa è il giornalismo. Non è bella scrittura.
Quello che il giornalista “fa” è selezionare e organizzare l’informazione.
Nel mondo analogico la funzione di selezione e organizzazione dell’informazione non veniva e non viene alla luce tranne che al suo stadio finale: il testo degli articoli, l’impaginato del giornale o il sommario del tg. Nel mondo digitale è possibile fare di più: portare “in vista” una gran parte di questo processo, sia per aumentare la quantita e la rilevanza delle informazioni per il singolo utente/lettore, sia per aumentare la credibilità del proprio prodotto.
Occorre passare da un giornalistico “impressionistico” a quello che qualcuno definisce “di precisione“, al “database journalism” e che potrebbe arrivare fino al “crowdsourcing“, cioè alla collaborazione dei cittadini alla raccolta e anche all’analisi dei dati e dei documenti, come è accaduto al Daily Telegraph e al Guardian britannici per l’inchiesta sui rimborsi spese dei parlamentari.
Perfetto, niente da aggiungere.



Tra Mozart e la cialtronaggine
Un articolo di Rampini, che dedico al mio amico Gigi - fine musicista - fa osservazioni interessanti sulle differenze tra oriente e occidente, tra musica e finanza, il tutto osservando la filarmonica del Lincoln Center.
La prima è legata alla crescente presenza di giovani orientali nelle orchestre occidentali segno, per Rampini, di una maggior curiosità di quelle culture verso la nostra, e di una maggior pigrizia nostrana. Un sintomo della decadenza occidentale?
La seconda nasce dall'attenzione alla precisione, alla cura, al legame tra tecnica e disciplina che traspaiono nell'esecuzione di un brano musicale; sono frutto di un esercizio costante, dallo studio assiduo. Rampini la raffronta al pressappochismo quotidiano, alla cialtroìnaggine verrebbe da dire, dei top manager di Wall Street. Molti di costoro, dopo aver causato una crisi globale, sono ancora al loro posto.
Ma vogliamo parlare dei manager di BP? sarebbe come sparare sulla croce rossa.
Certo, restando a questo livello di riflessione si rischia di allinearsi al populismo imperante. Occorre però, imho, interrogarsi sulla voragine che separa regole e punizioni collegate a comportamenti individuali a livello locale e l'impunità, o la mancanza assoluta di strumenti regolatori per comportamenti che hanno un impatto globale. Questo iato mette a rischio la sicurezza, e la vita, di tutti noi e del pianeta.
Scritto il 31/05/2010 alle 10:39 nella Commenti | Permalink | Commenti (2) | TrackBack (0)
Tag Technorati: globalizzazione, Rampini, regole
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