Isola, dominata da un vulcano ancora in attività. Un paesino distribuito alle falde dello stesso, "Iddu" - Egli come lo chiamano gli isolani. Una sola strada, circolare, che unisce porto, piazza e periferie; luogo di incontri e di frequentazioni, intersecato da sentieri che portano a ville basse, bianche, affondate in una vegetazione fatta di fiori e piante colorati e lussureggianti. La circolazione è animata dai leggendari Ape della Piaggio, da qualche auto elettrica di quelle che si vedono sui campi da golf, da motorette (elettriche spesso, a benzina - ahimé - sempre più spesso).
Domina perciò il silenzio - assordante all'inizio - sono persino assenti le cicale, scomparse - ci dice Ruth, la splendida settantenne svizzera che ci ha affittato casa - cinque anni fa, non si sa perché. La circolazione è intensa intorno al porto, animata dai turisti giornalieri che sbarcano dalle isole vicine, si concentra nella piazzetta sospesa tra la chiesa di S. Vincenzo e Ingrid, bar pasticceria che catalizza i giovani, si rarefà verso Piscità, all'opposto capo del paese. Qui risiede la maggior parte dei residenti esterni, i "condomini", quelli che hanno comprato casa e quiete e tornano ogni anno preoccupati da possibili variazioni: provengono da Napoli, Roma, ma anche Torino e Milano; ci sono anche affittuari abituali. Tutti guardano con diffidenza al traffico giornaliero e sono gelosi delle caratteristiche uniche dell'ecosistema isolano, così diverso dalla mondanissima Panarea.
Gli isolani, discendenti degli antichi predecessori dispersi in diaspora causata dall'estrema miseria dell'isola, non sono più di 400, e invece di emigrare in America o Australia, avviano attività legate al turismo. Quest'ultimo segue due grandi immaginari: quello determinato da Iddu, immobile, quietamente minaccioso e persistentemente presente con il suo respiro sulfureo e il brontolio sordo, e quello lasciato in eredità da Rossellini, con la sua storia filmica drammatica e il romanzo d'amore reale con la bionda Bergman. Entrambi gli immaginari attraggono frotte di stranieri, tantissimi rossellinianamente alla ricerca di un paradiso incontaminato (e Ruth era tra questi), e moltissimi attratti dalla contiguità del gigante dormiente. Forse ha ragione Lidia Ravera che, presentando il suo libro "A Stroboli" sostiene che la precarietà ci aiuta a riscoprire il gusto di un'esistenza ripetuta.
A proposito, se passate dall'isola, passate dalla Libreria dell'Isola, al suo centro non solo dal punto di vista fisico. Ci passa il presidente Napolitano nelle sue abituali incursioni estive, è gestito da una fanciulla toscana che dedica le sue estati a animare la vita culturale dell'isola, porta libri, fa arrivare giornali, organizza presentazionie un piccolo cineclub. Ospita l'unico internet point dell'isola, a cifre ridicolmente irrisorie, aggrappato a una ISDN.
Il digital divide colpisce ancora, non esiste da nessuna parte il wi-fi e, se siete goffi come il sottoscritto, incasinatosi con una chiavetta irriguardosa, siete condannati all'isolamento. Per scoprire poi che non è così male, un po' di silenzio.
PS: Dimenticavo, Napolitano è stato a Stromboli un paio di settimane. Se non fosse stato per il pulmino Rai al porto e un paio di carabinieri in improbabili rimpannucciamenti estivi, sarebbe stato impossibile accorgersi della sua presenza; fantastico personaggio.


