Paolo Valdemarin è Apple-addicted, molto più di me, e mi ha spiegato tempo fa che quello che i duri e puri dell'open-source criticano in Apple -il controllo sulle applicazioni - è in realtà la volontà determinata di mantenere la user experience coerente, a tutela massima dei clienti. In questo Apple è diversa, non vi è dubbio.
Bene, Paolo ha scovato un post sul NYT che riprende un vecchio speech di Jobs del 1997, in cui vine presentata la campagna di marketing "Think different", che segna il ritorno di Jobs alla guida di Apple, e l'inizio dell'uscita della casa di Cupertino da una crisi che rischiava di cancellarla per sempre.
Jobs è il solito (con solo molti più capelli, qualche chilo in più e la sfrontatezza di un paio di orribili shorts, invece dei soliti jeans neri. Ma l'efficacia della comunicazione è la solita, la fluidità del ragionamento è la stessa, il messaggio è sensazionale: “Here’s to the crazy ones. The misfits. The rebels. The troublemakers. The round pegs in the square holes. The ones who see things differently. . . . While some may see them as the crazy ones, we see genius. Because the people who are crazy enough to think they can change the world are the ones who do.”
Come succede spesso, la sua presentazione è un manuale di marketing: narrazione, appartenenza, unicità. Le azioni Apple, allora, valevano 4$, oggi stanno a 241.

