Rampini su Repubblica enumera i temi critici sui quali i dossier del Dipartimento di Stato potrebbero esprimere giudizi sull'Italia. Si tratta degli assi della diplomazia italiana (berlusconiana) del nuovo millennio, i rapporti con la Russia, con la Libia, l'energia, gli affari, anche quelli privati. Con una specificità: Valutazioni sulla tenuta del governo Prodi, o sul dopo-Berlusconi, possono essere imbarazzanti. Ancora di più l'identificazione di "gole profonde" che dal governo passano notizie a Washington, per accreditarsi come futuri interlocutori. Ma i nervosismi italiani stupiscono il Dipartimento di Stato. "In altri casi siamo noi a dover temere le conseguenze, perché le nostre comunicazioni interne vengono diffuse e questo mette a repentaglio il rapporto con altri governi. Per l'Italia sembra vero il contrario, cioè che si senta in gioco la sua credibilità".
Per finire, non mi pare che la scelta di Wikileaks di pubblicare le informazioni di cui è venuta in possesso sia una scelta totalmente condivisibile: pubblicare senza alcun filtro, infischiandosene dellke possibil conseguenze per le persone (anche se incolpevoli), non mi pare un servizio alla trasparenza. Violare il diritto alla privacy di una persona è universalmente considerato scorretto; dovrebbe valere anche per un console o un ambasciatore che comunica con il suo governo.
Altro è fare un lavoro di selezione per gettare luce su episodi oscuri a danno di persone o Paesi. Ma fare questo vuol dire esercitare una scelta, e assumersene le responsabilità.


