Riotta recensisce Eco de "Il Cimitero di Praga", visto come metafora del presente:
Ma se ne Il nome della rosa il monaco Guglielmo di Baskerville è l'eroe raziocinante nel Medioevo di odio e sangue che così assomigliava all'Italia di trenta anni fa, ne Il cimitero di Praga Simonini è il macabro spettro del nostro presente. Dove l'odio smuove destra e sinistra, in Italia, in Europa e in America, dove ciascuno si trincera con i suoi sodali di idee, disprezzando e insultando chiunque dissenta. E quando troppo potere, politico o di mass media, si concentra in poche mani, la stagione dell'«odi ergo sum» diventa massacro quotidiano. «Occorre un nemico per dare al popolo una speranza... il senso dell'identità si fonda sull'odio... per chi non è identico. Bisogna coltivare l'odio come passione politica... l'odio riscalda il cuore». È l'incubo di un autore formato sui testi cattolici del tomismo razionale, passato per l'entusiasmo critico e illuminista delle avanguardie, e che all'alba del nuovo millennio ci mette in guardia ferito. Sola arma contro odio e intolleranza sarebbero amore e comunità: ma cercarle oggi nella stagione del populismo paranoico sembra sforzo vano. Un fallimento e un deserto dell'anima occidentale perduta, secondo l'autore di un libro disperato, nel «cimitero di Praga». Perché al falso segue sempre una tragedia.

