A Pomigliano firmato l'accordo; la FIOM si oppone e chiama allo sciopero parlando di "fatto gravissimo che cancella i diritti e i contratti". Intellettuali di tutto rispetto, come Rodotà, Rossanda, Tronti parlano di "incubo autoritario".
Di Vico sul Corriere scrive, che di incubo non si tratta, bensì "che un pezzo importante della sinistra italiana fatica maledettamente a fare i conti son la società globale", e a guardare a disuguaglianze sociali ben più pesanti, come il lavoro illegale cinese a Prato, o a disagi diffusi come le partite Iva in mono-committenza, sino al precariato. Gli occhi (e il cuore) puntati sulla grande fabbrica e sull'operaio massa impediscono di vedere disagi ben più generalizzati. E, come è stato detto ormai sino allo sfinimento, la politica del no è perdente. Inoltre, fa notare Di Vico, se siamo al pre-fascismo con la collusione di Cisl e UIl, occorre spiegare perché altre categorie CGIL hanno accettato flessibilità in cambio di lavoro da sempre (parlo di chimici, tessili, siderurgici), anch'essi sono sindacati gialli?
Viene il sospetto che alcuni settori della sinistra, sconfitti sul piano elettorale per il vergognoso affossamento dell'ultimo Prodi cerchino la rivincita esasperando lo scontro sociale. Utilizzare il sindacato come cinghia di trasmissione di posizioni politiche non è mai buona cosa, paga nel breve nelle dittature, ma non funziona in democrazia. Compito del sindacato è difendere il lavoro e le condizioni di lavoro nella situazione concreta. Le incertezze che vive oggi il PD sono determinate dal fatto, positivo, che esiste al suo interno una dialettica politica (non c'è un padrone), ma anche, negativamente, da una mancanza di chiarezza sui valori che una sinistra moderna deve difendere, e sulle modalità per farlo. Purtroppo, ritardi, opportunismi e timidezze, fanno sì che nella sua base, nel "nocciolo duro", ci sia una grandissima confusione e il coesistere di posizioni altamente contraddittorie. E questa è la causa della sua afasia


