Sul Corriere, Pietro Inchino spiega che, nonostante l'accordo confederale, restano aperti alcuni problemi: Che cosa diavolo vuole di più la Fiat, dopo un accordo interconfederale di straordinario rilievo come quello firmato martedì scorso, che segna una svolta storica nell’evoluzione del sistema italiano delle relazioni industriali? (...) Il nuovo accordo interconfederale stipulato martedì a Roma colma gran parte delle lacune che caratterizzavano fino a ieri il nostro diritto sindacale; ma ne restano alcune. Per esempio, i due problemi che ho menzionato non potrebbero porsi né in Germania, né in Gran Bretagna, o in Polonia, o negli Stati Uniti, dove la clausola di tregua vincola pacificamente anche i singoli lavoratori cui il contratto si applica; e dove il contratto nazionale o non c’è, o è pacificamente derogabile e persino interamente sostituibile ad opera del contratto aziendale. Così, pur apprezzando il passo avanti compiuto con il nuovo accordo interconfederale, la Fiat probabilmente a fine anno uscirà dal nostro sistema confederale delle relazioni industriali per dar vita a un suo sistema di gruppo, risolvendo il problema del rapporto fra contratto aziendale e contratto nazionale (ma il problema del rispetto della clausola di tregua resterà aperto).

