Sembra di vivere una situazione kafkiana. Da tutte le parti, media, associazioni, pulpiti, si chiede al premier di fare un passo indietro. C'e' un editoriale al giorno che spiega come la permanenza di B. a capo del governo penalizza il Paese.
Eppure non succede nulla. C'e' un senso incombente di catastrofe, ma nulla accade.
Il Paese e' in balia di una classe politica per una parte aggrappata al potere a qualsiasi costo, per l'altra totalmente inconcludente, prigioniera di divisioni e interessi particolari.
Luca ha avviato una riflessione interessante, e fa una proposta concreta: I mondi che possono fare movimento culturale sono quelli orientati al lungo termine o almeno un po' meno bloccati dal breve. Ricostruire associazionismo, lanciare progetti di media sociali e civili, fare volontariato, studiare e fare ricerca, leggere e comunicare con un metodo condiviso quello che si impara, dedicarsi all'ambiente, alle relazioni sociali, ai beni culturali, alla formazione, allo scambio internazionale di idee ed esperienze, sono dimensioni della vita nelle quali quello che si fa ha una valenza di ricostruzione culturale. Da quei mondi emergono comportamenti più civili e pensieri più costruttivi. Che cosa possiamo fare per aiutarli a emergere, a trovare più mezzi, a crescere nell'attenzione della società, a dare conforto ai giovani e ai cittadini che non ne possono più di sentirsti spaesati e soli di fronte a un futuro che vorrebbero costruire ma non sanno come?


Usa: chi si e' piu' indebitato
Oggi i repubblicanio rimproverano Obama per la crisi. Ma se si allunga lo sguardo...... (Via Malaguzzi su fb)
Scritto il 29/09/2011 alle 18:27 nella Commenti | Permalink | Commenti (0) | TrackBack (0)
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