Luca Ricolfi, su la Stampa, dice che il re è nudo. La lettera di Berlusconi, con le sue promesse a futura memoria, ha provocato un riflesso difensivo delle opposizioni, che disvela la caparbia inetnzione di ciascuno a opporsi al mutamento dello status quo:
Fondamentalmente il bluff con cui un po’ tutti - sindacati, Confindustria, opposizione - hanno finto che il problema fosse solo l’inerzia del governo, e che invece le cosiddette parti sociali fossero perfettamente consapevoli della gravità della situazione, dell’urgenza di intervenire, della strada da imboccare, delle misure da prendere. Erano così sicure, le parti sociali, di essere la parte sana e modernizzatrice del Paese, che il 4 agosto avevano firmato un «documento comune» in cui davano le loro dritte al governo, sintetizzate in sei «priorità sulle quali operare immediatamente».(...)
Quella lettera ha chiarito, per chi coltivasse ancora qualche timida speranza, che il governo non è in grado di assumere impegni precisi né di varare misure coraggiose. Che le parti sociali, appena si scende nei dettagli, sono divise. E che l’opposizione, se mai andasse al governo, varerebbe misure ancora meno incisive di quelle già blande dell’attuale governo, oppure sarebbe paralizzata dai litigi interni, come ai tempi dell’ultimo esecutivo Prodi (2006-2008).


