Ben Parr, su Mashable, confronta gli approcci all'innovazione di Apple e Google, e lo fa partendo dalle cose scritte da Isaacson nella biografia di Jobs e dal libro di Steven Levi su Google, In the Plex.
Parr inividua la differenza tra le due aziende nel focus diverso, il design per Apple, i dati per Google. Entrambi gli approcci sono validi e rivoluzionari, ma Apple crea prodotti ruivoluzionari mai visti prima, mentre Google perfeziona quelli esistenti. Si potrebbe sintetizzare dicendo che la prima gestisce una innovazione disruptive, mentre la seconda applica quella incrementale.
A me pare che Parr colga solo un aspetto della differenza (non ho letto il libro di Levi), che merge molto bene nel libro di Isaacson.
Jobs era ostinatamente, ossessivamente orientato a definire ogni minimo particolare della user experience, e questo lo ha portato a progettare sempre in modo unitario hardware e software, e lo ha messo in rotta di collisione con il mondo degli hacker. Ha progettato ambienti chiusi, per poterne garantire la perfezione. E ha creato prodotti perfetti e coerenti tra loro.
Google persegue un modello aperto, ha sviluppato il software e ha consentito (solo nel caso del sistema operativo Android, non per l'algoritmo alla base della ricerca) che altri potessero adattarlo e modificarlo.
Sono due approcci opposti. Non sono in grado di dire quale sia migliore. Posso solo dire che l'argomentazione per cui i modelli chiusi rallentano l'innovazione sono smentiti dall'esistenza di Apple e dei suoi prodotti dell'ultimo decennio. Almeno sinché l'ha guidata la "follia" di Jobs

