Su Mashable un lungo articolo spiega la straordinaria performance di The Atlantic, magazine di prestigio fondato a metà ottocento da un grupp di intellettuali, tra cui Ralph Waldo Emerson e Harriet Beecher Stowe. Nel tempo ha conservato autorevolezza e indipendenza di giudizio, un giornale a più voci, più che un media con una linea editoriale.
Il magazine ha attraversato anni di peripezie contabili, acquistato nel 1999 da David Bradley ha avuto i conti in rosso sino al 2010, anno di svolta. La cosa può apparire incredibile, se si pensa che il 2008 e 2009 sono stati anni catastrofici per la carta stampata, con la chiusura di molti quotidiani di prestigio.
La spiegazione della controtendenza sta nella scelta di Bradley: nel 2007 acquisice firme prestigiose e assume Justin Smith, come presidente di Atlantic Consumer Media.
La strategia nuova è quella di trasformare The Atlantic in una media company che pubblica anche un magazine, e affronta il mercato in modo unitario, sia sul digitale che su carta, compresa la vendita di pubblicità.
Il risultato è una crescita della pubblictà online, ma anche di quella su carta, e una crescita dei lettori online ma non a spese delle copie in edicola, anzi.
Il segreto, a leggere tutta la storia, è una continua innovazione, senza contrapposizioni tra i due mondi, ma anzi cercando sinergie e specificità. A partire dal rifacimento del sito online nel 2008, chiudendo le notizie a pagamento, per innovare il modo in cui gestire le notize online.
Atlantic Wired, ad esempio, è un aggregatore di notizie delle migliori firme del giornalismo Usa. Ma è anche qualcosa di più: svolge un ruolo tradizionale dei media, sintetizza e contestualizza le notizie, divenendo una sorta di rassegna stampa del 3° canale di Radio Rai.
Altro versante è il ritorno alle notizie a pagamento, per inchieste giornalistiche che si prolungano nel tempo. Ma anche per questo l'approccio è pragmatico: si prova per un paio di mesi, poi si decide.
Una storia da studiare

