Tramite Quintarelli ho letto questo post di Nicola D'Angelo, membro di AgCom, a proposito delo sviluppo di Internet in Italia. D'Angelo riprende un commento che ha paragonato il caso Megavideo allo spaccio di alcoolici durante il proibizionismo, e scrive: Se per paradosso sostituite in questa breve descrizione la parola “alcool” con “contenuti digitali” appare immediatamente chiaro che perseverare con un approccio esclusivamente proibizionista, come quello dei progetti di legge SOPA negli USA o delle norme che puntano ad inasprire le pene contro la pirateria online in Europa e in Italia (dalla Hadopi all’emendamento “Fava”), avrà come unico effetto di farci inutilmente piombare negli “anni venti” dell’era digitale con un aumento delle attività illecite e un colpevole spreco di tempo e di energie di fronte all’ineluttabile vittoria del mercato e dei bisogni degli utenti. La soluzione sta nel cambiare i modelli di pensiero, prima ancora di intervenire su quelli normativi e di regolazione.
Il post mi ha fatto emettere un sospiro di sollievo. E' raro trovare sulla stampa un approccio al tema così equilibrato, ed è rassicurante che a epsrimerlo sia un membro di AgCom. Tanto più che l'Agenzia non si è certo distinta per attenzione nei confronti della rete.
L'idea che lo sviluppo dell'utilizzo dei video in streaming possa dare impulso alla richiesta di banda larga è confortante, perché è un modo per volgere in positivo la dipendenza degli italiani dalla TV. Certo, se i nostri politici prendessero atto dell'effetto moltiplicatore dell'uso della Rete sul Pil, potremmo accelerare questo processo, magari pensando anche a servizi di pubblica utilità e aree di business innovative


