Nell'epoca della "centralità del consumatore", del prosumer, dei mercati che sono conversazioni, l'affermazione di Michael Raisanen "per innovare, liberatevi dei dati" (focus group e ricerche di mercato), può sembrare eretica. Ha ragione Raisanen, e ne cita numerosi esempi, quando afferma che come consumatori siamo conservatori. Abbiamo bisogno di riconoscerci in un brand, ci serve tempo per accettare i cambiamenti.
Ma ciò non vuol dire che siamo ostili al cambiamento, in fondo osserva Raisanen, siamo noi stessi prodotto dell'evoluzione. Ma occorre, per introdurre innovazioni dirompenti (disruptive), un intervento creativo, del designer, dell'inventore, del visionario, che interpreti i bisogni latenti osservando i comportamenti, analizzando le esperienze degli utenti.
La scintilla della creatività interviene poi individuando strumenti e modalità che migliorino questa esperienza. L'utilizzo delle innovazioni poi genera, da parte degli utenti, modelli d'uso che aggiungono valore alle esperienze, cui designer e ingegneri non avevano magari pensato.
Nella dialettica di questa ricorsività sta il percorso dell'innovazione, imo.