Riesco a scrivere solo ora, dopo una giornata di lavoro intenso. Non riesco a condividere nessun sentimento, riguardo alla vicenda di ieri, che non sia di ripulsa. Il livello di confronto in atto nella politica italiana non mi pare degno di un Paese civile. Mi chiedo come qualcuno, tra coloro che non esprimono la stessa riprovazione senza aggettivi, avrebbe reagito se all'ospedale fosse finito un contestatore del premier col naso rotto da uno dei presenti.
Non è strano che una delle voci più autorevoli che si è levata a condannare non solo il gesto, ma anche reazioni illogiche, sia quella del direttore della Stampa: Abbiamo ricevuto numerose lettere di persone che spiegano l’accaduto e lo comprendono come reazione ad un governo che definiscono «xenofobo», «antidemocratico» o «razzista». Sono persone che mostrano di essere solidali con gli immigrati e i più deboli, sconvolte per gli attacchi di Berlusconi ai magistrati e preoccupate per la democrazia, ma non toccate da ciò che è accaduto ieri sera. Questo modo di ragionare mi fa paura: come è possibile mostrare sensibilità a senso unico, battersi contro le violenze e poi giustificare un’aggressione, essere democratici e pacifisti e provare soddisfazione per il volto tumefatto di Berlusconi. Significa che l’ideologia continua a inquinare le coscienze, ad oscurare le menti. Non è strano, perché è rimasto vittima in prima persona dell'intolleranza di chi si erge a giudice e giuria, in nome di un popolo inesistente.

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