Il film dei fratelli Taviani è stupendo, un esempio di grande cinema. L'idea di presentare la realtà carceraria attraverso la preparazione della messain scena del Giulio Cesare, dà modo ai due di sovrapporre più piani narrativi: la vicenda storica, la meccanica della rappresentazione, la prova degli attori, il profilo dei protagonisti reali.
La vita carceraria fa da sfondo, con un forte richiamo finale, quando uno di loro sospira: "da quando ho scoperto l'arte questa cella è diventata una prigione". Racchiude in sè tutta la solitudine, la tristezza, la tragedia di una vita sbagliata.
Il film riece ad essere contemporaneamente un tributo al teatro come metafora della vita, e la descrizione della prigione come fallimento di un progetto di vita. Loro e nostro.



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