Luca De Biase segnala l'articolo di Polito sul Riformista, Il Noi di Veltroni e il Super-Ego di Berlusconi.
Polito segnala la differenza di approccio liberale, rispetto a quello cattolico e di sinistra. Per i liberali, anche di sinistra sono gli individui a sapere che cosa è meglio per loro, e se lasciati
liberi di prosperare l'intera società ne trae profitto. Sostengono che lo
Stato deve intervenire per rimuovere gli ostacoli al successo
individuale (Costituzione italiana) e per tendere una rete di
protezione a vantaggio di coloro che, in questa scalata, non ce la
fanno. Invece, per il pensiero solidaristico, sia marxista che
cattolico, il soggetto della Storia, e dunque del progresso, è il Noi.
I grandi movimenti collettivi, le masse organizzate, il popolo del
Novecento. Del quale si presume la volontà generale, che lo Stato è
chiamato a interpretare e realizzare.
Quel noi presuppone anche un Voi, una alterità, una diversità che tende, e si concretizza oggi, alla/nella minorità. E se, ha ragione De Biase, i neoliberisti tatcheriani criticano lo statalismo ma ne accettano l'intervento nei momenti di crisi (vedi finanza usa e Uk), all'egoismo dell'io si contrappone un enorme pericolo del "Noi". Penso al terrorismo, di sinistra e di destra, e a tutte le idee totalitarie, che assumono sempre un criterio di rappresentanza indistinto - la classe, la razza, il popolo -, parlano e agiscono in nome e per conto senza verifiche. E in nome di queste entità indistinte, che si autodesignano a rappresentare, commettono i peggiori crimini
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